PASTICCIO E IMPARO

Prima del cucchiaino, le mani, per imparare prima e meglio come si mangia correttamente. Nuove regole e ricerche stanno pian piano modificando l’esperienza dello svezzamento dei bambini italiani. Seguendo quanto avviene già in altri Paesi, come l’Inghilterra o la Spagna, è possibile rendere più naturale e meno ansiogeno – per la mamma e il bambino –  il passaggio dall’allattamento all’ alimentazione solida. Ecco qualche idea per ridurre i danni e per <sfruttare> al meglio la prima e più importante conquista del bambino.

QUALCHE ESEMPIO PER INIZIARE

Non è un caso che questa notizia arrivi dall’Inghilterra. All’università di Nottingham, Ellen Townsend e Nicola Pitchford, con il loro lavoro hanno dimostrato che se nelle primissime fasi dello svezzamento il bambino pasticcia, o meglio manipola il cibo, imparerà prima e con più facilità a mangiare alimenti sani (e avrà meno probabilità di incorrere in problemi di obesità o sovrappeso). Si tratta però di una conferma a quanto lì succede ormai da tempo: sempre più le mamme inglesi scelgono per i loro piccoli lo svezzamento naturale ( ovvero il Baby led weaning). Con questo metodo i piccoli cominciano a mangiare cibi solidi per gioco e curiosità, da soli, con le mani e senza passare per le pappe e gli omogenieizzati che normalmente caratterizzano lo svezzamento. In Spagna succede più o meno lo stesso, il tutto seguendo i consigli del pediatra Carlos Gonzales (<Il mio bambino non mi mangia>) secondo cui un bambino imboccato non sta imparando a mangiare, a masticare e tanto meno a godersi il cibo: così anche solo un rigatone mangiato da solo, il primo giorno diventa non solo un successo ma anche un inizio. In Italia invece la <bibbia> dello svezzamento naturale è firmata da Lucio Piermarini. Nel suo <Io mi svezzo da solo>, il pediatra parte da un concetto chiave: a sei mesi il bambino è perfettamente in grado di decidere quanto mangiare, e cosa mangiare, seguendo istintivamente un dieta perfettamente equilibrata quando gli vengano messi a disposizioni cibi sani tra cui scegliere. Così tenere il bambino a tavola con i genitori, libero di sperimentare direttamente nel piatto diventa il migliore degli insegnamenti possibili in tema alimentare.

Liberi di sperimentare

PERCHE’ FA BENE PASTICCIARE

In Italia l’autosvezzamento non è ancora molto praticato, o meglio, suggerito dai pediatri. Si preferisce, soprattutto nelle prime fasi proporre al bambino le classiche pappe a base di verdure e di farine. Eppure lasciar fare al bambino al più presto, proporgli pezzetti di verdure bollite (carote, broccoli, zucchine e patate) o di frutta sbollentata (mela o pera) da assaggiare è soprattutto dal punto di vista psicologico molto importante. <È importante sotto tutti i punti di vista – sottolinea Silvia Piva, psicologa infantile -. Frenare il bambino in questa esperienza sensoriale vorrebbe dire ritardarne lo sviluppo. È un’esperienza di crescita e di conoscenza che coinvolge tutti i sensi>. Senza imposizioni, per il bambino si tratta di fare il primo passo di indipendenza, anche perché è proprio attraverso lo svezzamento che arriva il momento della prima grande separazione dalla mamma. <Si tratta di un cambiamento radicale – continua l’esperta -. Il bambino non è più passivo. È attivo e impegnato: coordina le mani, afferra il cibo e lo porta in bocca. Si comporta come un piccolo esploratore. Anche l’esperienza col cibo cambia: riconosce con più facilità il gusto specifico degli alimenti. Si tratta di un sentimento che si porterà dentro anche da adulto>. E non è tutto, perché <proprio attraverso questa esperienza il bambino – conclude la psicologa Piva – accresce la sua autostima: se la mamma lo lascia fare vuol dire che ha fiducia in lui. Per questo è importante che il tutto si svolga in un clima il più possibile sereno. Si tratta di avere pazienza per un paio di mesi, magari anche non a tutti i pasti, ma alla fine si avranno risultati dal punto di vista della crescita davvero importanti>.

QUALI SONO LE LINEE GUIDA <CLASSICHE>

Per svezzamento s’intende l’aggiunta di cibi solidi e semisolidi (biscotti, frutta, pappe, minestrine) all’alimentazione esclusiva di solo latte. Il momento giusto per iniziare lo svezzamento è intorno al 6° mese di vita compiuto del bambino (anche se molti pediatri suggeriscono di inziare al quinto mese con la frutta grattugiata). A sei mesi comunque il bambino è ormai pronto da ogni punto di vista: psichico, motorio, digestivo. Dal punto di vista nutrizionale il bisogno di iniziare a sei mesi lo svezzamento è dovuto alla necessità di fornire al bambino una fonte alimentare aggiuntiva di ferro rispetto al latte materno, il cui contenuto non basta più dopo i 6 mesi.

Durante lo svezzamento inoltre, non c’è bisogno di posticipare l’introduzione del pane e della pastina (contenenti glutine), perché è opportuno sapere fin dall’inizio se il bambino ha una forma d’intolleranza al glutine (celiachia). Anche l’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti nella fase dello svezzamento non riveste più l’importanza che un tempo veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia e del pediatra che fornisce i consigli.
È invece assolutamente valida e attuale la raccomandazione di non esagerare, nella fase dello svezzamento, con l’offerta di cibi salati e ad alto contenuto proteico. Gli errori più comuni nella prima alimentazione sono dovuti infatti all’eccesso di formaggio, formaggini e carne, che appesantiscono il metabolismo del bambino e possono anche orientare le sue preferenze future verso un’alimentazione meno sana, perché iperproteica (con troppe proteine) e ipersodica (con troppo sale).

SCHEDA – COSA FARE E COSA EVITARE

  1. SI. Offrire al bambino l’opportunità di partecipare al pasto degli adulti. È  importante farlo soprattutto quando si dimostra interessato anche solo ai <movimenti> dei genitori. Anche se ancora non mangia a tavola, inizia il processo di imitazione, si stimola la sua curiosità
  2. SI. Sistemare il bambino in una posizione corretta: all’inizio può anche stare seduto in braccio a mamma e papà, con il viso rivolto al tavolo. Quando riuscirà a mantenere da solo la posizione seduta si potranno scegliere seggioloni da infilare sotto il tavolo o da agganciare alla sedia.
  3. SI. Seguire il calendario dello svezzamento senza anticipare i tempi. Le prime esperienze sensoriali vanno comunque fatte attraverso il cibo che il bambino è in grado di tollerare
  4. SI. Come col gioco, anche con il cibo si deve puntare sulla varietà: serve a stimolare la curiosità e a favorire l’apprendimento.
  5. NO. Non metter fretta al bambino: ha bisogno di un clima sereno attorno a lui soprattutto a tavola. È bene resistere alla tentazione di mettergli in bocca il cibo per fare più in fretta
  6. NO. Non aspettarsi che il bambino mangi subito il cibo che gli viene proposto alla prima occasione: come col gioco, deve imparare a conoscerlo poco per volta.
  7. SI. Non abbandonare la speranza: un piatto rifiutato può diventare il preferito al pasto successivo. Il bimbo cambia spesso idea.
  8. NO. Non lasciare il bambino solo mentre sta mangiando
  9. NO. Non presentare al bambino cibo <potenzialmente> pericoloso: che si possa spezzare in modo grossolano o che possa scatenare allergie

SCHEDA –  COME RIDURRE I <DANNI>

SE NON HAI TEMPO. Nervosismo e impazienza non sono d’aiuto. Se proprio manca il tempo, allora è meglio lasciar perdere e limitare i <pasticci> all’ora di cena, a fine giornata quando in genere si ha un po’ più di tempo a disposizione per le sperimentazioni.

SE HAI PAURA CHE SPORCHI DAPPERTUTTO. In questo caso basta un minimo di organizzazione. Nelle prime fasi di svezzamento è probabile che il cibo finisca un po’ ovunque, quindi è meglio allontanare il seggiolone dai muri, coprire il pavimento con un telo cerato e usare bavaglini plastificati facili da tener puliti (quelli con le tasche poi raccolgono gli errori di mira)

SE HAI PAURA CHE POI SIA INDISCIPLINATO. Il bambino impara per imitazione: se attorno a lui si mangia con le posate, appena sarà in grado di farlo le cercherà e le userà da solo. Sarà anche questa una conquista. Le regole poi dello stare a tavola potranno essere insegnate anche più avanti (intorno ai tre anni).

QUANDO SI HANNO ALTRI BAMBINI. È importante spiegare ai fratellini e alle sorelline più grandi che mangiare con le mani è solo concesso ai più piccoli perché ancora non sanno usare le posate. Definire bene le regole e le aspettative è importante per evitare desideri di emulazione.

(su Viversani&Belli)

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