Allattamento, non è così facile

La riflessione nasce da una battuta detta da un pediatra qualche giorno fa.

Il senso era più o meno questo: vogliamo parlare dell’allattamento e delle mamme che allattano? Per prima cosa dovrebbero spegnere la tv quando lo fanno. Non si rendono conto che è un momento fondamentale per la relazione mamma e bimbo?

Ecco. Perché non ci siano dubbi: io gli avrei risposto non bene e me ne sarei andata. Avrei anche potuto essere altrettanto banale e dirgli che è facile fare lo splendido con le tette non tue. Ma per fortuna (ero lì per lavoro) ho evitato.

Qui però vorrei dire – visto che questa è la settimana pro allattamento (come se le altre non lo fossero) – che non è così facile. Non è tutto così bello. Io ho allattato fino all’anno del mio bimbo e lo ricordo come un momento bellissimo, ma anche difficilissimo. Una volta al super ho incontrato una mia amica che visti gli occhi tumefatti, senza aggiungere altro mi ha solo detto: <Nico, coraggio. L’allattamento prima o poi finisce>.

Visto che per dare sostanza ad un pezzo servono i numeri, eccoli: nei primi giorni di vita del bimbo sei talmente fuori di testa che non sai neanche quello che fai. Allora scrivi numero di poppate, la durata, il tempo passato tra una e l’altra. Il conto è facile: le poppate durano circa un’ora e possono anche essere otto al giorno.  Quindi vuol dire che come minimo per otto ore al giorno hai ben poco da fare: sei bloccato in poltrona col pupo in braccio. Non che sia bello, emozionante, per carità. Ma otto ore non sono poche e non passano in fretta.  Poi però, come disse la mia amica,l’allattamento  prima o poi finisce.

Ho recuperato un pezzo che ho fatto per BimbiSani. Parla dei problemi che può avere il seno soprattutto nel primo mese. Spero possa essere utile.

Il primo periodo dell’allattamento è il più delicato ed è facile che possano presentarsi problemi e fastidi al seno. Quando inizia la montata lattea – in genere tra il secondo e il quinto giorno dopo il parto (ma in alcuni casi anche più tardi) – sono frequenti gli ingorghi mammari. I seni diventano turgidi, congestionati e dolenti, e l’infiammazione di solito causa la febbre. In genere, per fortuna, il problema si risolve in un giorno o due, non appena l’allattamento assume un ritmo regolare. Tuttavia se siete febbricitanti e non vi sentite bene controllate il seno per vedere se vi sono segni di arrossamenti localizzati, o a chiazze e indurimenti.

INGORGO MAMMARIO. Si verifica quando i seni sono pieni di latte e si presentano duri e doloranti. La situazione è dovuta al fatto che viene prodotto più latte rispetto a quello drenato dal neonato. A causa dell’aumento di pressione nei dotti il latte non esce più. L’allattamento al seno, esclusivo e a richiesta, rappresenta la prima forma di prevenzione degli ingorghi in quanto regola la produzione di latte in relazione alla suzione del neonato.

DOTTI BLOCCATI. Sul seno è possibile notare una specie di nodulo  o una macchia rossa. E’ un quadro clinico simile a quello dell’ingorgo mammario: si differenzia da quest’ultimo in quanto interessa un solo seno; il dolore è localizzato; il seno è duro a livello del dotto bloccato, ma morbido nella restante parte dove il drenaggio avviene correttamente. Un lieve massaggio sulla parte dolorante è di sollievo durante l’allattamento.

RAGADI. Si tratta di ferite, piccoli tagli, che possono formarsi sul capezzolo o sull’areola anche dopo pochi giorni di allattamento, rendendolo particolarmente doloroso. La formazione delle ragadi è favorita, oltre che da fattori individuali di caratteristiche della cute, anche da una «tecnica» scorretta di offerta del seno al bambino.  Le ragadi possono facilitare l’accesso ai batteri favorendo così l’insorgenza della mastite.  Per evitare ciò si consiglia, in presenza di ragadi, il lavaggio delle mani prima della poppata.

MASTITE. La mastite può essere molto dolorosa poiché uno dei dotti galattofori risulta ostruito e il latte che vi ristagna può infettarsi rapidamente. L’organismo patogeno di solito coinvolto è uno stafilococco presente sulla cute del bambino che penetra nel tessuto mammario tramite un’ulcerazione, una ragade sul capezzolo. Se curata tempestivamente la mastite risponde rapidamente agli antibiotici: utilizzate antibiotici blandi e continuate ad allattare così da prevenire la stasi oppure usate un tiralatte per diminuire la pressione. Se il problema viene trascurato può trasformarsi in un ascesso mammario.

ASCESSO MAMMARIO. L’ascesso consiste nel rigonfiamento di un’area precedentemente infiammata, caratterizzato dalla presenza di una raccolta di pus. Il pus può defluire dal capezzolo oppure può essere trattato con l’ago-aspirazione guidata; nei casi più gravi, invece, può essere indicata un’incisione e successivo drenaggio dell’ascesso. Nel caso in cui ci si trovi alle prese con un ascesso è bene non attaccare il bambino al seno.

Prepararsi all’allattamento

Per quanto riguarda la cura del seno durante la gravidanza e la sua preparazione all’allattamento si sono dette in passato molte cose. Spesso veniva ad esempio consigliato alle donne di “strofinare” i capezzoli in modo da renderli più resistenti ed abituarli agli stimoli che avrebbero ricevuto da parte del neonato dopo la nascita. Questa è una pratica che in realtà bisognerebbe evitare, anche per non rimuovere quelle sostanze protettive che il capezzolo produce naturalmente. Per lo stesso motivo sarebbe anche meglio evitare l’uso di detergenti aggressivi e lavare i capezzoli solo con acqua. Non esiste però di fatto una pratica da attuare prima della nascita che possa prevenire i problemi di allattamento. Il sistema migliore è invece quello di partire bene una volta che il piccolo è nato, iniziando subito ad attaccarlo al seno e soprattutto a farlo con le giuste modalità. Per questo, durante la gravidanza, sarebbe bene che ogni mamma si informasse attentamente, parlando con l’ostetrica o con il pediatra di fiducia, in modo da arrivare serena e preparata al momento del parto.

Quali soluzioni?

Ragadi, ingorgo mammario e mastite hanno in genere una causa comune, che è un attacco non ottimale del bimbo al seno, sia in termini di modalità, sia di frequenza delle poppate. Se il piccolo ad esempio succhia al seno attaccandosi solo al capezzolo, senza prendere bene in bocca  tutta o parte dell’areola, è probabile che il capezzolo della mamma si lesioni (sviluppi cioè le ragadi) e che il seno non si svuoti bene (creando così ingorgo). Se poi l’ingorgo non si risolve in tempi rapidi, è possibile che si complichi ed evolva in una vera e propria infiammazione del seno, la mastite. E’ fondamentale quindi saper riconoscere i segnali che il piccolo non si stia attaccando correttamente, per poter prevenire eventuali problemi. Bisogna vedere che apra bene la bocca ed afferri anche l’areola, che lo si senta deglutire, che si stacchi spontaneamente quando ha finito e che la mamma non provi dolore se non durante i primi momenti della poppata. L’allattamento deve essere  un momento piacevole e gratificante sia per la mamma che per il suo piccolo ed in genere bastano solo piccoli accorgimenti per migliorare la suzione del neonato al seno. Se tuttavia questi problemi dovessero insorgere, è sempre possibile porvi rimedio. Le ragadi ad esempio in genere si risolvono spontaneamente, una volta che il capezzolo si “abitua” e che il neonato impara ad attaccarsi bene. Nel frattempo è possibile, fra una poppata e l’altra, spremere una goccia di latte e spalmarla sul capezzolo, sfruttandone le capacità cicatrizzanti ed evitando contemporaneamente l’uso di sostanze “estranee” che possono risultare fastidiose per il bambino. Se poi il seno diventa caldo, arrossato o dolente, dimostrando un iniziale ingorgo, bisogna prima di tutto favorire ancora di più l’attacco del bambino al seno, in modo da svuotarlo il più possibile. L’uso di impacchi, i bagni o le docce subito prima dell’allattamento al seno possono essere d’aiuto e di sollievo. Allo stesso modo un massaggio delicato che favorisca il fluire del latte verso l’esterno può essere indicato. Se queste misure non fossero sufficienti e la mamma iniziasse a presentare altri sintomi quali malessere generale e febbre alta, può essere necessario intraprendere una terapia antibiotica, ma sempre dopo aver consultato il medico.

L’importante è continuare l’allattamento

Una volta insorto, ognuno di questi problemi può mettere a rischio l’allattamento se non trattato tempestivamente e nella maniera corretta. E questo non tanto per le problematiche in sé (che da un punto di vista medico non sono in genere gravi), ma piuttosto per le difficoltà che possono comportare alla neomamma, che rischia di scoraggiarsi ed abbandonare una pratica che immaginava più piacevole. Viceversa, se vengono adottate le giuste misure, ragadi, ingorgo e mastite non compromettono la ripresa ed il proseguimento di un felice e completo allattamento al seno.  Con le ragadi infatti è possibile allattare comunque, attuando magari la spremitura manuale del seno nei momenti di maggior dolore per la mamma. Anche per quanto riguarda l’ingorgo e persino la mastite non vi sono controindicazioni all’allattamento, che anzi è da favorire. Anche nel caso in cui la mamma dovesse per qualche giorno assumere una terapia antibiotica, è possibile prescrivere dei farmaci compatibili con l’allattamento e che non provochino disturbo al piccolo.

 I CONSIGLI PRATICI

  • cercate di attaccare il bimbo più frequentemente, per evitare che il seno si riempia troppo, cambiando di volta in volta posizione per facilitare la suzione
  • iniziate dal seno dolente, che deve essere quindi vuotato prima
  • spremete delicatamente la mammella durante l’allattamento, per favorire l’apertura dei dotti ostruiti, ammorbidire l’areola e quindi aiutare il bimbo ad attaccarsi meglio
  • applicate impacchi caldo-umidi sui seni, prima della poppata, per facilitare la fuoriuscita del latte
  • dopo la poppata, applicate invece degli impacchi freddi, per diminuire l’infiammazione e avere un po’ di sollievo
  • cercate di ridurre la tensione al seno svuotandolo ulteriormente tra una poppata e l’altra, spremendolo manualmente oppure con l’aiuto del tiralatte. In questo modo, il seno non si riempirà mai troppo, il bambino si attaccherà al capezzolo con meno difficoltà e voi potrete conservare questo latte (in contenitori sterili, per non più di 24 ore in frigorifero o di 3 mesi se congelato) per riproporlo al piccolo con il biberon.

(Su BimbiSani e Belli con la consulenza della dottoressa Gaia Weissmann, Responsabile del Nido della Clinica Mangiagalli di Milano)

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Patrizia ha detto:

    Concordo pienamente. Sto allattando il mio piccolo Ruggero. È bellissimo ma anche tanto faticoso. E questo non si dice mai. Anzi, ti dicono solo “fortunata te che hai latte”. È vero, è una gran fortuna e ne vado fiera… Però…
    Ps: anche adesso sto allattando. Chissà cosa direbbe il tuo pediatra 😉

  2. Bruna ha detto:

    Ciao, articolo molto bello e chiaro, che non omette le difficoltà dell’allattamento, senza però angosciare! All’inizio dell’allattamento della mia bambina ho sofferto a causa di piccole ragadi, che poi sono andate via, grazie all’utilizzo dell’Olio VEA, che protegge il capezzolo. L’ho alattata felicemente per un anno. Con il mio secondo figlio invece ho adottato il metodo insegnato dalle ostetriche tedesche: la preparazione del capezzolo. Si tratta di strofinare il capezzolo, in modo graduale, per renderlo più resistente. Grazie a questa preparazione, non ha avuto nessun dolore e ho allattato felicemente per due anni il mio secondo figlio. In bocca al lupo a tutte! E non desistete!

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