Col cucchiaino, così impara

Sembra passato un secolo dallo svezzamento. Pianti, urla: il mio piccolo di mangiare le pappe all’inizio proprio non ne voleva sapere. Poi per magia – non riesco a trovare altre spiegazioni – si è abituato (o rassegnato). Nonostante sia passato ormai un po’ di tempo, non dimentico la frustrazione quando per motivi vari dovevamo mangiare fuori. Un incubo. Piuttosto digiunava. E io ovviamente non la prendevo proprio bene. Poi un giorno, lo vado a prendere al nido e mi dicono tutte fiere, le maestre: <Ha mangiato tutto, senza fare nemmeno una piega>.

Qui ci sono un po’ di consigli: ben consapevole che dalla teoria alla pratica la strada è molto lunga.

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Chissà quante volte vi sarà capitato al ristorante o in qualche locale di sorridere nel guardare un piccolino che alle prese con la pappa si esibisce in una serie infinita di smorfie e boccacce. Peccato che molto spesso non si riesca ad avere lo stesso senso del’umorismo quando il giovane cabarettista è in realtà vostro figlio. Di fronte a quelle pernacchie e a quel cibo che invece di restare in bocca del piccolo finisce dappertutto, è difficile mantenere la calma. E la perdita della pazienza è in genere l’inizio di un vero e proprio tour de force che trasforma il momento della pappa in un incubo bello e buono. Il primo consiglio fondamentale che viene dato dai pediatri che illustrano alle neomamme le fasi dello svezzamento (in genere intorno al sesto mese di età del piccolo) è sempre lo stesso: mantenere la calma. Fondamentale è infatti il clima in cui avviene il momento del pasto. Come nelle pubblicità in televisione, il <manuale> prevede che tutta la famiglia si sieda assieme attorno al tavolo per trasformare il momento del pasto in un momento quasi magico. Non dovranno esserci elementi che possono disturbare il clima familiare. No quindi alla televisione accesa: può diventare in tempi rapidi un elemento irrinunciabile per il piccolo e al tempo stesso può essere difficile da gestire per l’intera famiglia. Sì invece ai rumori di sottofondo, alle chiacchiere, alle risate: più il bambino percepirà l’allegria al momento del pasto più sarà contento di sedersi di fronte al suo piattino. Ma ovviamente non è così semplice: non almeno nella maggior parte dei casi. Ma andiamo per gradi. Fondamentale è distinguere la fase in cui avviene il rifiuto del cucchiaino.

A sei mesi

È normale  che i primi giorni di svezzamento siano un po’ delicati. Il piccolo abituato alla rassicurante poppata dovrà capire a che cosa serve quel nuovo strumento che la mamma gli porge alla bocca. Dovrà familiarizzare non solo con il cucchiaino ma anche con ciò che contiene. Nuove consistenze che porteranno inizialmente un po’ di scompiglio al momento della pappa. Solo con i sapori non dovrebbero esserci problemi: il bambino li ha già sentiti quando era ancora nella pancia della mamma. Può esserci invece un problema con il cucchiaino in sé: il metallo in bocca è una sensazione nuova e non sempre ben accetta. Per questo possono essere d’aiuto cucchiaini di altri materiali: plastica, silicone o melanina. Se proprio non si riesce ad abituarlo al cucchiaino si può utilizzare il biberon: basterà allargare un po’ i fori della tettarella per far passare la pappa ancora semiliquida. Dopo qualche giorno si potrà riprovare con il cucchiaino. Difficile parlare di tempi: ci sono bambini che si adattano in fretta al nuovo tipo di alimentazione, altri invece impiegano più tempo. All’inizio possono bastare un paio di cucchiaini, poi si arriva nell’arco di un mese al pasto completo (inutile quantificare, ogni bambino fa discorso a se).

Il modo migliore per presentargli il cucchiaino è quello di avvicinarlo alle sue labbra e lasciare che ne succhi il contenuto. Non è necessario infatti mettergli tutto il cucchiaino in bocca. Se invece volta la testa e sputa la pappa, conviene lasciar perdere. Non bisogna insistere: il bimbo non deve essere obbligato a mangiare. Si mette via la pappa e si riprova il giorno successivo. Altro aspetto importante da prendere in considerazione riguarda la temperatura del cibo: il bimbo preferirà che la pappa sia a temperatura ambiente oppure tiepida.

Verso l’anno

Il rifiuto del cucchiaino può  anche presentarsi dopo qualche mese dall’inizio dello svezzamento, in genere intorno all’anno. In questo caso è il contenuto, ovvero la pappa, a non essere più gradita dal piccolino. È possibile infatti che dopo un po’ di tempo il bimbo si sia stancato della solita minestra. E questo è sicuramente un buon segno: il vostro piccolino sta crescendo e reclama cibo da grandi. Anche in questo caso però possono esserci delle difficoltà. Il piccolo può essere incuriosito dal cibo dei grandi, ma può comunque avere difficoltà nell’incontro con le nuove consistenze a volte molto diverse dalle ormai collaudate e cremose pappe. L’ideale è avvicinarlo alle diverse consistenze dandogli il cibo prima in mano in modo che lo possa toccare, sbriciolare e frammentare da solo. Intorno all’anno è bene poi che il bambino abbandoni il seggiolone per un più invitante posto a tavola accanto ai genitori. Di fronte alla tavola imbandita anche la sua curiosità potrà essere appagata: anche qui via libera alle mani. Positivo e rassicurante (soprattutto per lui) il contatto con il cibo: il piccolo deve esser lasciato libero di sperimentare anche con le manine gli alimenti presenti in tavola. Tutti i pediatri concordano nel dire che passato l’anno di età il bambino è ormai pronto a mangiare qualsiasi cosa (ci vuole sempre il buon senso naturalmente). Se ad un pasto rifiuta il cibo o semplicemente un giorno mangia meno del solito non bisogna farne un dramma: può semplicemente dipendere dal fatto che stia per far la sua comparsa un nuovo dentino. Anche un semplice mal di pancia o un inizio di influenza possono togliergli l’appetito, quindi basta aver pazienza e saper aspettare, tempo qualche giorno e tornerà a mangiare con gusto.

Iniziare bene

Iniziare presto con lo svezzamento è sconsigliabile. Prima dei sei mesi il bimbo non è ancora pronto. Non è pronto fisicamente (è importante che sappia tenere ben dritta testa), ma anche mentalmente ad affrontare questa nuova esperienza. Sbagliata quindi l’idea di <allenare> il bambino alla pappa già a quattro mesi facendogli assaggiare le prime cose col cucchiaino. Sarebbe tra l’altro anche più corretto usare un altro termine al posto svezzamento: letteralmente significa abbandonare un vizio. Ma in realtà quello della suzione non è affatto un vizio per il bambino. Anzi. È il suo primo atto di sopravvivenza.

Quel che conta è l’appetito

Bisogna rispettare l’appetito del bambino: non tutti i giorni sono uguali. Non insistere e non obbligare il tuo piccolo a mangiare. Come si è <regolato> durante l’allattamento così continuerà durante lo svezzamento.  Bisogna dargli fiducia. Se salta un pasto o mangia di meno compenserà con quello successivo. L’importante è non rimpinzarlo di dolci, biscotti e merendine per compensare altre carenze. Altro consiglio è non insistere con un determinato cibo se dimostra di non apprezzarlo. Lo si può riproporre dopo qualche giorno, magari in abbinamento a qualcosa d’altro.

Ad ognuno il suo tempo

Non si deve avere fretta: un bambino può impiegare anche un’ora per mangiare. Se poi <perde> tempo giocando, è meglio lasciarlo fare. Se collega l’esperienza del mangiare con un momento positivo sarà più facile invogliarlo ad aprire la bocca.

Mantenere la calma

Anche la mamma deve affrontare serenamente il momento del pasto. Cerca di non essere ansiosa o agitata perché il tuo bambino coglie ogni tuo stato d’animo. Se non vuole mangiare la sua pappa non importa. La si mette da parte e la si ripropone in un momento successivo. Oppure si può provare con un’alternativa. L’importante (come già ricordato) è che ogni alimento deve essere sostituito con uno appartenente allo stesso gruppo (proteine con proteine e verdure con verdure). E poi via libera agli esperimenti. Dopo l’anno il bimbo può mangiare di tutto, occorre solo far attenzione ai cibi rotondi (uva o ciliegie ad esempio) che possono ostruire le vie respiratorie.

Mangiare è bello

Non si deve dare una valenza affettiva al cibo. Sono da evitare frasi del tipo: <Mangia tutto che fai contenta la mamma> e così via. Come allo stesso modo si deve evitare di trasformare il cibo come merce di scambio o come punizione. Si confondono solo le idee al bambino che cresce dando al cibo una connotazione non solo sbagliata ma anche pericolosa. Sarebbe meglio invece insegnare al bambino fin da piccolo che il pasto è un bel momento di condivisione con la famiglia e con gli amici. A questo proposito può rivelarsi utile portare con sé il bambino al ristorante o al bar quando ci sono delle occasioni particolari.

(su BimbiSani & Belli)

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sebastiano ha detto:

    Salve, sono consigli frutto di esperienze personali o sono anche raccolti da pediatri? Grazie

    1. Bellodimamma ha detto:

      Eccomi Sebastiano, mi scusi se rispondo solo ora. L’articolo parte con alcune considerazioni personali, su quanto ho vissuto con mio figlio. I consigli pratici sono quelli dei pediatri e trovati nei libri specializzati per l’alimentazione dei bambini. Il tutto è frutto di una ricerca che ho fatto per un articolo che ho scritto per BimbiSani e Belli. A presto, nicoletta

      1. Sebastiano ha detto:

        Grazie Nicoletta, gentilissima.. Il mio bimbo sembra “gradire” di comunicare anche con le pernacchie, e come papà e mamma per la prima volta ci siamo un po’ scoraggiati davanti alla sua insistenza a costo di non mangiate, pur avendo già letto delle dinamiche che racconta in questo suo (bello!) articolo. Riparlandone proprio ieri col pediatra ci ha consigliato proprio di mantenere la calma e di valutare se il bimbo é sazio o se semplicemente vuole imporre una sua “preferenza” (capriccio?) del momento. Insomma non partire “col piede di guerra” ma piuttosto cercare di assecondarlo sulla sua voglia di mangiare=fame o rifiuto =”sono pieno, basta mamma!”
        S.

      2. Bellodimamma ha detto:

        Sebastiano, quante avventure con i nostri piccoli! Grazie del tuo racconto. Buon weekend.n

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