Tutte le regole della schiscetta

È la rivincita della schiscetta. Che si usi il dialetto milanese, o la si chiami gavetta, gamella o baracchino, poco cambia: quasi otto milioni di italiani si portano il pranzo in ufficio, rinunciando a bar, ristoranti e trattorie vicine al lavoro. Può sembrare tutta una questione economica, ma non è solo questo. È una maggiore attenzione alla propria alimentazione o anche solo il piacere di cucinare e condividere le proprie abilità ai fornelli. La prova? Basta andare in rete: su blog, siti e social è l’apoteosi del pic nic da ufficio.

Ad inquadrare il fenomeno è un rapporto Coldiretti/Censis: quasi otto milioni di italiani arrivano in ufficio con il pranzo pronto in borsa. Segno della crisi, ma anche della maggior attenzione degli italiani alla propria alimentazione. Portandosi il pranzo da casa si risparmia in denaro e in calorie. E in un attimo, da schiscetta si passa al lunch box o alla Bento: molto più modaiolo del contenitore metallico in cui veniva schiacciato il pranzo degli operai, oggi il pranzo in ufficio è tutta un’altra storia.

PERCHE’ IN UFFICIO E’ MEGLIO

Ecco i numeri del fenomeno: 4,1 milioni di donne e poco meno di 3,6 milioni di maschi arrivano al lavoro col pranzo pronto. L’età media è compresa tra i 30 e i 44 anni, ma i numeri sono in crescita anche negli under 30. La schiscetta è un’abitudine per 2,8 milioni di residenti al Sud-isole, ed è soprattutto la scelta di chi abita nei comuni più piccoli: oltre 2,1 milioni di schiscettari. Anche nelle città più grandi, malgrado un’offerta gastronomica di bar, tavole calde ampia e articolata, gli italiani che fanno da soli sono tanti.

<Le ragioni del boom – spiega Francesco Maietta, ricercatore del Censis, responsabile del settore Politiche Sociali – per molti aspetti inatteso, della scelta di portarsi il cibo preparato in casa al lavoro sono ovviamente diversificate, vista la dimensione numerica da fenomeno di massa. Due ragioni vanno però sottolineate: quella economica, perché con la crisi molti preferiscono tenersi in tasca i soldi del pranzo o dello snack quotidiano, e tra questi anche gli italiani che dispongono di ticket restaurant che utilizzano poi per fare la spesa nei supermercati. Altro motivo è legato alla crescente attenzione al benessere corporeo, alla tendenza a praticare diete o comunque a irregimentare l’alimentazione. E’ chiaro che seguire una dieta è difficile e costoso mangiando fuori casa; da qui la scelta di preparare gli alimenti e portarseli al lavoro, rendendo così possibile la conformità quotidiana ai dettami della dieta che si sta seguendo. Un risparmiare virtuoso, si potrebbe dire; una sobrietà forse imposta, ma riadattata alle proprie esigenze di benessere>.

LA SCHISCETTA COME STILE DI VITA

Sara Rota è una <schiscettara> professionista: a settembre ha deciso che dopo sei anni di praticantato passato a creare contenitori sempre più appetitosi era pronta al grande salto. <Non sono una cuoca perfetta – ammette lei, 26 anni da Cisliano, alle porte di Milano – e preparare la schiscetta spesso mi annoiava non poco. Così ho deciso di trasformare questa operazione serale in qualche cosa di un po’ più soddisfacente. Ho iniziato con un quadernone: ho raccolto un po’ di ricette in rete, dalla mamma e dalla suocera e poi ho iniziato a sperimentare. Mi sono accorta che mi divertivo pure>. Tanto da lanciare in rete un social: cheschiscia.com è uscito allo scoperto a settembre, e in pochi giorni, solo col passaparola, ha superato i cento utenti fissi che quotidianamente si confrontano con il loro pranzetto home made. <Siamo in tanti ad aver fatto questa scelta di vita e alla fine la schiscetta è diventata non solo una necessità ma soprattutto un piacere. Un tempo chi si portava il pranzo da casa veniva isolato da tutti gli altri che se ne andavano allegramente al bar. Oggi invece, e parlo per esperienza personale, capita il contrario: comprano il panino e poi salgono in ufficio a mangiare tutti insieme>. E così via al bon ton della schiscettara: <Scatolette, affettati ancora confezionati, mozzarelle in busta o frutta e verdura da pulire: mai – conclude Sara –. Così si rischia di trasformare il pranzo in una tristezza unica. Gli ingredienti vanno benissimo, per carità, ma prepariamoli con cura la sera prima, basteranno pochi minuti e il risultato sarà completamente diverso>.

 PRANZO FUORI: SE NE VANNO CIRCA 300 EURO AL MESE

Che si tratti anche di un fenomeno dettato da esigenze economiche è innegabile. Mangiare in ufficio piuttosto che al bar o al ristorante permette un risparmio sulle spese mensili pari a circa 300 euro. È recente l’indagine di Federconsumatori che ha analizzato come è cambiato il conto presentato dai ristoratori. Nel 2001 per un <pasto tipo> (acqua, primo, dessert e caffè) si spendevano 5 euro e 50, nel 2012 invece con lo stesso menù se ne spendono 12 e 70. Ecco gli alimenti che hanno accusato l’aumento maggiore: l’acqua (da 0,50 a 1,70 euro), il gelato (da 0,77 a 3 euro), il tramezzino (da 0,77 a 2,30).

TANTE IDEE PER UN PRANZETTO FAI DA TE

1. SE C’E’ UN MICROONDE. La zuppa è uno dei piatti più completi: sazia a lungo e fornisce tutti i nutrienti necessari. Può essere a base di legumi o un minestrone arricchito dai cereali. Si digerisce facilmente e permette quindi di continuare la giornata di lavoro senza difficoltà.

2.PER I FAN DELL’INSALATA. Il mix di verdure crude è perfetto. Occorre ricordare infatti che le verdure cotte se non consumate subito, perdono il loro apporto nutrizionale. Un’insalata di verdure di stagione è perfetta ma va arricchita della componente proteica (uova, tonno o carni bianche) e accompagnata da un panino (meglio integrale).

3. PER CHI AMA LA PASTA.

È l’ideale se si ha a disposizione un microonde. In questo caso sarebbe meglio tener separato in due contenitori la pasta e il sugo, in modo da unirli solo un attimo prima di infornare. Anche il condimento (olio extravergine d’oliva) a parte fino all’ultimo. Se invece non c’è la possibilità di scaldare il piatto, meglio un’insalata di pasta con tonno e pomodorini, oppure il cous cous con melanzane e mozzarella.

4. QUANDO SI DECIDE ALL’ULTIMO.

Il panino preso comprato al volo può andar bene se non è troppo imbottito: bastano un paio di fette di salume e qualche fetta di pomodoro. Se si punta sulla pizza: sempre e solo margherita, poco condita. Per il pasto perfetto però va aggiunta una macedonia di frutta (meglio senza zucchero).

5. PER UN PASTO VEGETARIANO.

Facile e veloce, comoda per tutti la super classica caprese accompagnata da crostini di pane e da un purè di frutta (si prepara anche in anticipo, ma bisogna bagnarlo col succo di limone). Se si ha un po’ più di tempo: pomodori gratinati al forno e ripieni di riso e dadini di formaggio.

6. PER UN PASTO VEGANO.

Per chi ha esigenze alimentari particolari il pranzo auto prodotto è la soluzione più comoda. Ottimi in ufficio: l’insalata di  orzo con peperoni e seitan affumicato oppure le crocchette di cous cous e funghi, entrambi andranno accompagnati dalla frutta.

7. PER CHI SI VUOLE SBIZZARRIRE.

Un piatto di sushi: si presta ad essere trasportato in pratico contenitore. I roll in particolare non sono neanche difficili da preparare: al posto del pesce crudo, si possono usare i filetti di salmone affumicato o il carpaccio di tonno. Da aggiungere la frutta.

8. SE INVECE DEL PRANZO E’ UNA CENA.

Le regole restano le stesse, facendo però attenzione a non esagerare con le quantità. Un pasto leggero dunque: insalata di pollo alla piastra con melanzane grigliare, un paio di fette di pane e una spremuta o un frutto.

COME NON SBAGLIARE

. Il pranzo deve essere comunque un momento distinto dal lavoro. È necessario <staccare>, allontanarsi anche fisicamente dal computer, mail e telefono.

. No al pasto fai da te per risparmiare tempo. Destinare solo pochi minuti al pranzo è sbagliato. Un aspetto su tutti da tener presente: la masticazione. Solo masticando a lungo il cibo vengono attivati i processi digestivi e il senso di sazietà.

. No alla solita insalata. Portarsi il pranzo da casa permette di seguire un’alimentazione varia, alternando nel modo corretto tutti i nutrienti necessari.

. Non lasciare nulla al caso. Programmare il menù settimanale del pranzo al lavoro è importante per la pianificazione della spesa. Si eviterà anche di pescare così la prima cosa che capita nel frigo.

.No agli sprechi. Portarsi il pranzo in ufficio permette di <riciclare> un pasto abbondante fatto a casa. Se è avanzato del riso bollito, si può preparare un’insalata per il giorno dopo. Se invece abbiamo preparato arrosto per un reggimento: qualche fettina con lattuga e pomodori sarà ottima anche per il giorno dopo.

Abbiamo chiesto a Michela Barichella responsabile della struttura di dietetica e nutrizione clinica ICP Milano di aiutarci a preparare la schiscetta <perfetta>

COME PREPARARE UN PASTO BILANCIATO

La regola più importante è quella di mantenere una dieta equilibrata: come quella mediterranea che prevede la presenza ad ogni pasto di carboidrati e proteine, verdura e frutta. Frutta e verdura possono essere assunte anche sotto forma di spremute o centrifugati. Un panino imbottito è perfetto: contiene i carboidrati, ovvero il pane e per la farcitura si può scegliere tra affettati (cotto, crudo o bresaola) oppure formaggio fresco (ricotta o mozzarella) o ancora due uova sode. Andranno aggiunte frutta e verdura: una foglia di insalata, pomodoro e alla fine una mela o un frutto di stagione. Chi ha più tempo da dedicare alla preparazione del piatto può anche fare un piatto di pasta o riso con verdure, ma attenzione, si dovranno aggiungere le proteine:può allora andar bene una pasta al ragù di carne, un piatto di pasta e fagioli o di pasta al tonno. Anche l’insalatona può essere una soluzione, ma attenzione: si dovrà puntare su un unico alimento proteico altrimenti il pasto non sarà più corretto dal punto di vista nutrizionale.

QUALI SONO GLI ERRORI PIU’ COMUNI DI CHI MANGIA FUORI NELLA PAUSA PRANZO

L’errore più comune resta quello dell’insalatona: si pensa di mangiare un piatto leggero mentre in realtà rischia di essere molto calorico. Non si possono mettere insieme mozzarella, tonno e uova: sono tre fonti proteiche che devono essere assunte da sole. Si potranno scegliere gli affettati due o tre volte la settimana, due volte i formaggi e due volte le uova sode.

Scorretta anche la scelta di focacce super elaborate, molto condite: si dimentica troppo spesso che il condimento è altamente calorico.

Dall’altra parte, altro errore comune è quello di fare un pasto troppo leggero: mangiare uno yogurt o un gelato per pranzo non basta, non è sufficiente e quindi è una scelta che può esser fatta solo occasionalmente aggiungendo però uno spuntino di metà mattina e una merenda.

Come ultima cosa è bene ricordare che le bibite non andrebbero mai bevute ai pasti: meglio l’acqua, che può essere naturale o gassata, non importa. In alternativa si possono bere tisane, mentre per quel che riguarda il caffè, è meglio non superare le tre tazzine al giorno.

(Pubblicato su Viversani e Belli)

Per approfondire o farsi stuzzicare: http://www.cheschiscia.com

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