Ogni tanto felicemente#sconnessi

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Partiamo con un immagine. La mente su internet svolazza, ma non è libera e felice. Anzi. È sovraccarica, sfinita e persa. In felicemente #sconnessi (De Agostini) Frances Booth per più o meno cento pagine ci mette di fronte ad una realtà difficile da accettare (e condividere). Perché ci conviene di più far finta di nulla. Cita studi e ricercatori: subito Nicholas Carr che dice come “il web fornisce il genere di stimoli che procurano forti e rapide alterazioni dei circuiti e delle funzioni cerebrali”. E non pensiate che sia un’ipotesi lontana dalla realtà. Gary Small va oltre: “i primi cambiamenti si manifestano dopo solo 5 ore di navigazione in rete”. Un pomeriggio su internet e cambia il modo di pensare e di agire. Il rischio? Booth lo dice subito: ci stiamo perdendo i lampi di genio, i momenti illuminanti. I nostri pensieri seguono il corso stabilito dalle richieste esterne (dall’amico di Facebook che dobbiamo per forza commentare subito o dal conoscente su twitter che dobbiamo rituittare per dirgli che la pensiamo come lui). Così come per dire che abbiamo avuto un pensiero valido, lo dobbiamo prima postare, per vedere l’effetto che fa.

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