Guardare i mondiali con i bimbi

Ci siamo. E’ il primo mondiale che vivo col mio piccolino: in quello prima la priorità era trovare qualcosa che mangiasse senza tante storie.  Quindi  mi sto sbizzarrendo: ieri ho comprato la maglietta azzurra (da H&M meno di 5 euro), stasera faremo pizza post partita ma prima soprattutto faremo una gran corsa a casa per vedere la partita dopo il corso di nuoto. Era molto gasato il piccoletto stamattina quando gli ho messo  la maglietta. E’ arrivato in classe mostrando a tutti il numero 10. Sapevano di tutto i suoi compagni e hanno sei anni al massimo: contro chi giocano gli azzurri, che però piace più l’Inghilterra, robe così che io a sei anni manco mi ricordo se sapevo già parlare.

Nell’ultimo periodo abbiamo portato Luca a vedere un po’ di eventi sportivi.  Finali, eventi speciali, cose così che l’hanno subito coinvolto. Ho riflettuto un po’ sugli insegnamenti (inconsci, per carità) che un bambino può trarne, poi ho letto cosa ne pensano gli esperti.

A grande linee quello che ho riassunto qui sotto.

Per  Piercarlo Salari  (pediatra di consultorio a Milano e membro della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale)  per primi i genitori devono imparare a vivere lo sport in modo tranquillo e sereno, rendendo l’agonismo interessante e piacevole e ricordando che si tratta pur sempre di un gioco. È altrettanto importante mantenere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto ai risultato, insegnare ai propri figli che saper perdere è molto più difficile ed importante che saper vincere, perché nello sport, così come nella vita, il più delle volte non si vince e dopo una caduta bisogna sapersi rialzare”.

Stefania Bianchi (psicologa e psicoterapeuta presso l’Associazione ProXXima a Milano)   dice di non  dimenticare il fascino e l’attrazione esercitati dai giocatori che ostentano maggiore aggressività. I bambini e ragazzi sono fortemente influenzati dall’ambiente in cui vivono, soprattutto dai comportamenti dei propri genitori e degli adulti di riferimento: assimilano immediatamente il loro comportamento senza la consapevolezza che sia corretto o no, e tendono a riproporlo. Imitazione e apprendimento in queste fasce di età hanno un ruolo preminente nella formazione della personalità e nello sviluppo di modalità relazionali: i minori hanno infatti bisogno di punti di riferimento e di modelli da seguire. Inoltre, gli adolescenti sono alla ricerca di una identità sociale attraverso l’aggregazione in un gruppo di coetanei che li promuove e li sostiene nell’interazione con il mondo degli adulti: l’insieme dei coetanei sviluppa in loro una sicurezza legata al senso di appartenenza sperimentandosi in codici di relazione e regole che devono seguire per essere inseriti nel gruppo stesso”.

Ecco come comportarsi allora.  “Il consiglio – conclude Bianchi – è favorire un clima di ascolto e comunicazione sia durante sia dopo la partita: il dialogo con i propri figli può favorire il confronto e la condivisione riguardo a scene e a temi più aggressivi, spiegando e sottolineando l’importanza del rispetto delle regole e delle persone. L’ascolto e la comprensione dei vissuti dei propri figli, al contrario, permettono ai genitori di accoglierne i pensieri e i dubbi e al tempo stesso di aiutarli a esprimere le emozioni forti riguardo a quanto hanno assistito e di chiarire le situazioni facendo emergere l’esame di realtà e la consapevolezza di ciò che è giusto oppure no: è importante confrontarsi con i bambini su temi quali agonismo e competizione, vittoria e sconfitta, sentimenti legati all’esito della partita in modo da permettere loro di comprenderne il vero significato”.

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