Quando la pipì scappa (alla mamma)

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È l’imbarazzo il peggior nemico dell’incontinenza: un problema che riguarda molte donne non solo nell’immediato del dopo parto, ma anche in gravidanza. Spesso non se ne parla perché ci si vergogna, e questo è l’errore più grande.

I numeri che inquadrano il fenomeno sono evidenti ed è per questo che negli ultimi quattro/cinque anni la salute del perineo – ovvero del muscolo che sostiene e controlla la vescica – è stata rivalutata dal personale medico che ruota intorno alla gravidanza. Una maggior sensibilizzazione è necessaria anche però nelle pazienti: perché intervenendo al comparire dei primi sintomi, molto si può fare per arginare e risolvere il problema.

CAUSE E CATEGORIE A RISCHIO

Definire a prescindere quelle che possono essere le categorie a rischio può risultare un  po’ complesso. Ci sono però alcuni fattori che possono essere considerati a rischio. La genetica prima di tutto: avere una mamma che già ha avuto problemi di incontinenza è un campanello d’allarme da non trascurare. Altri aspetti vanno valutati.

L’età della neomamma. Una donna di età superiore ai 35 anni può avere con maggior probabilità danni frequenti al pavimento pelvico a causa di una maggior rigidità dei tessuti.

Stato di forma. La condizione fisica della futura mamma gioca il suo ruolo: una donna normo peso e allenata ha meno probabilità di avere problemi di incontinenza.

Altrettanto difficile definire una causa specifica (è in corso uno studio in merito alla Mangiagalli di Milano). L’origine può essere sia di origine meccanica che neurologica. Il passaggio del bambino nel canale del parto può provocare un trauma ai muscoli dell’area perineale e uno stiramento delle terminazioni nervose che controllano il corretto funzionamento dei muscoli.

COSA FARE DURANTE LA GRAVIDANZA

Le prime e corrette informazioni arrivano direttamente dai corsi preparto: fin dalla gravidanza è utile tenere in allenamento il pavimento pelvico attraverso una serie di esercizi mirati che mantengono in forma i muscoli perineali. Si tratta di esercizi di tonificazione (di Kegel) che andrebbero proseguiti anche dopo i nove mesi di gravidanza. Solitamente i disturbi si risolvono in modo spontaneo, ma è importante fare una verifica con uno specialista. Fondamentale – è sempre bene ricordarlo – anche in questo caso il controllo dal ginecologo un mese dopo il parto. Intervenire fin da subito permette la messa in atto di una giusta strategia anche per il futuro.

È nella menopausa infatti che si riscontrano i maggiori problemi di incontinenza: e spesso sono conseguenza del post parto.

COME FUNZIONA LA GINNASTICA PERINEALE

I metodi per risolvere l’incontinenza femminile possono essere di tipo chirurgico (nei casi più gravi) oppure rieducazionale: per la risoluzione del problema di incontinenza femminile gioca un ruolo fondamentale la riabilitazione del muscolo pelvico. 

Alla base della ginnastica perineale ci sono contrazioni volontarie dei gruppi muscolari del perineo: sono contrazioni ripetute e alternate al rilasciamento. Questo tipo di ginnastica  può non solo migliorare ma anche risolvere il sintomo della incontinenza urinaria. Per riconoscere l’esercizio basta contrarre la muscolare dell’ano durante la minzione con lo scopo di interrompere il getto di urina. Successivamente, a vescica vuota, lo stesso esercizio di contrazione, ripetuto  ma modificato in potenza e durata rappresenta la base meccanico-muscolare dei protocolli di rieducazione perineale , cardine della terapia fisica della incontinenza urinaria.

COSA SI INTENDE PER INCONTINENZA

L’incontinenza femminile è un problema che colpisce moltissime donne, circa 2 milioni. Questo fastidio può essere diviso in tre gruppi diversi. La prima può essere catalogata come incontinenza da sforzo ed è dovuta all’aumento della pressione addominale (colpi di tosse, esercizi fisici, sollevamento pesi…). ll secondo tipo di incontinenza femminile è da urgenza e si presenta frequentemente in età anziana: è provocata da un bisogno urgente di urinare, senza riuscirci. Infine l’ultimo tipo di incontinenza urinaria è quella mista e, come ne suggerisce il nome, è caratterizzata dalla combinazione di incontinenza da sforzo e quella d’urgenza. È il caso più dificile da controllare: succede spesso che curando i sintomi dell’incontinenza da sforzo peggiori quella d’urgenza.

QUALI NUMERI

Secondo un studio scientifico l’incontinenza urinaria post partum riguarda il 22 per cento delle donne. Bisogna però fare un distinguo sul momento in cui si sono verificati i primi episodi: il 73 per cento delle donne che soffrono di incontinenza lo diventa durante la gravidanza, il 29 per cento lo diventa dopo il parto e  l’8 per cento lo era già, addirittura prima della gravidanza.

Ci sono però notizie confortanti dagli studi scientifici: nella maggior parte dei casi – tra il 24 e il 30 per cento – l’incontinenza urinaria dopo il parto può essere transitoria. Resta purtroppo definitiva invece per una percentuale di casi che va dal 3 al 10 per cento.

 

Pubblicato su BimbiSani&Belli. Servizio di Nicoletta Moncalero con la consulenza di Vincenzo Siliprandi specialista in Ostetricia e Ginecologia, dirigente medico di primo livello alla Clinica Mangiagalli di Milano

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