Conoscete le regole della cucina buddhista?

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Non lasciatevi ingannare. Il fatto che si parli di cucina buddhista non vuol dire che sia totalmente lontana dalle nostre abitudini alimentari. Seguire gli insegnamenti del monaco anche a tavola può non essere così difficile: basta mettere in pratica qualche consiglio per sentire già i benefici di una alimentazione diversa sia sul corpo che sulla mente. Alcuni alimenti, i metodi di cottura, non sono poi così strani o impossibili da “assimilare”. Alcune scelte in linea con la cucina buddhista è poi possibile che le abbiate già fatte, senza neppure accorgervene. Qualche esempio? Il riso al latte. Pare che il Buddha, al termine di dure pratiche ascetiche, raggiunse il Nirvana dopo aver mangiato proprio questo piatto.

Piatti semplici che valorizzano la peculiarità di ogni alimento. La cucina buddhista è soprattutto questo: la meditazione che inizia con la preparazione, prima di ogni altro piatto, di un brodo dashi. Il pensiero, fin dall’inizio, rivolto al destinatario del nostro piatto: è modo per caricare di emozioni il cibo. Dal punto di vista pratico, la cucina dei templi non utilizza carne o pesce e neppure sapori forti come aglio, cipolle e scalogno. È la cucina dell’anima e prevede l’utilizzo di verdure in gran quantità per riequilibrare il nostro spirito. È un’alimentazione povera di calorie e sana.

1 2B Japanese spinach with sesame seeds. 4 5 6

Gli ingredienti base

CAROTE. Delle carote non si butta via nulla. Le bucce si possono conservare in frigorifero per 2/3 giorni per poi utilizzarle nella preparazione del brodo.

RAPA. La polpa si prepara in umido, le foglie si usano per un soffritto e la buccia per il brodo.

GERMOGLI DI SOIA. Vanno mangiati con rispetto e gratitudine: è come se i germogli fossero i figli della soia. Possono essere saltati in padella. Non dimenticate però che sono molto acquosi. Spesso vengono cucinati insieme al tofu

RADICE DI LOTO (RENKON). Il fiore di loto è considerato il simbolo del risveglio buddista. È ricca di vitamine e minerali. Può essere tagliata a fette e mangiata come frittelle.

RAFANO BIANCO. Il rafano va consumato il più in fretta possibile. Se inutilizzato per lungo tempo diventa secco e insipido. Si può mettere sotto aceto o tagliarlo in modo sottile e aggiungerlo alla zuppa di miso.

TOFU. È il formaggio di soia. Può essere utilizzato in varie preparazioni nella cucina buddhista: per fare il gratin sul pomodori, il ripieno ai peperoni oppure la maionese

SEITAN. Va ravvivato con l’acqua. Poi scolando bene si ottiene la consistenza simile alla carne. Quando viene fritto rimane croccante fuori e morbido dentro: due consistenze diverse in un unico boccone.

ALGA NORI. Perde facilmente consistenza e colore. Se però la usate nella zuppa è sempre buona.

FUNGHI SHIITAKE. Croccanti con aroma intenso e gusto delicato, sono soprannominati “le perle della montagna”. Abitualmente vengono utilizzati per preparare il dashi.

RISO. Il riso va coccolato fin dall’inizio: sia quando lo si lava (almeno due o tre volte, fino a quando l’acqua non è limpida) sia quando è sul fuoco (fuoco lento per 10 minuti e al massimo per altri dieci). Poi lasciar riposare il riso: 20 minuti per lasciarlo gonfiare in tranquillità.

Gli strumenti indispensabili

Il coltello da cucina giapponese (Hocho). Va pulito ogni volta che lo si usa. Massima cura nell’asciugarlo e riporlo.

Tegame di terracotta. Attenzione a non bagnare mai il fondo esterno: sul fuoco potrebbe rompersi.

Pentola Yukihira. Tegame di terracotta di facile utilizzo e manutenzione

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Perché fa bene non solo al corpo ma anche all’anima?

Il principio base della cucina buddhista è quello di rispettare il cibo e preservare al massimo le qualità originali degli ingredienti. Non a caso infatti tutti gli ingredienti sono naturali: non è previsto l’utilizzo di aromi artificiali o chimici. Questo per un motivo molto semplice e in linea con i principi della filosofia buddista: il gusto deve rimanere puro e semplice, così anche i metodi di cottura giocano un ruolo decisivo in quanto tendono a esaltare l’aroma naturale degli ingredienti. È un chiudere il cerchio: chi mangia in modo naturale vive in connessione con la natura e alimenta non solo il corpo ma anche l’anima. Poi non bisogna dimenticare un altro aspetto della filosofia buddista che ritroviamo anche in questo tipo di alimentazione. E parliamo di concentrazione, silenzio e l’umiltà: queste virtù vengono trasferite al cibo e attraverso il cibo nutrono il corpo e anche l’anima. Quindi molta attenzione anche a come si pranza o si cena: i pasti andrebbero consumati in silenzio e masticati con calma, mantenendo la consapevolezza sul cibo, solo così il momento del pasto diventerà una pratica meditativa.

SCHEDA – La cucina buddista in pillole 

  1. L’alimentazione buddhista è per lo più vegetariana, ma in qualche occasione è consentito mangiare il pesce.
  2. I condimenti usati: zucchero semolato, sale marino grezzo, salsa di soia
  3. Gli alimenti sono freschi e di stagione: così si assimilano al meglio i componenti nutritivi del cibo.
  4. Nella cucina buddhista in generale non si usano i latticini
  5. La cottura è solitamente breve, così rimangono intatti la forma e il colore del cibo, e i valori nutritivi non vengono distrutti, anzi tutti i piatti vengono preparati con l’intento di mettere in risalto le qualità terapeutiche degli ingredienti.
  6. Non si deve mangiare troppo, né troppi tipi di cibo diverso, anche se in piccole quantità.
  7. Non si deve lasciare né gettar via neppure una briciola di cibo, una volta che è stato servito.
  8. L’antipasto è indispensabile quando si hanno degli ospiti a pranzo: comunica il nostro benvenuto e la disponibilità ad accogliere l’ospite
  9. Per preparare la pastella delle fritture di utilizza la farina di riso e più raramente quella di grano tenero

SCHEDA – E’ solo una scelta di cibo o anche una filosofia in cucina?

La cucina buddhista è uno strumento per diffondere amore incondizionato e gratitudine verso il cibo ricevuto, e verso tutti gli esseri che si sono sacrificati a favore della nostra alimentazione, anche gli esseri vegetali. Mangiare correttamente quindi non e solo questione di salute fisica ma assume un valore spirituale. Secondo il buddhismo il corpo è il tempio dello spirito e deve servire a portare la persona all’illuminazione.  Siccome <mente e corpo sono una cosa sola>, entrambi devono essere in salute per poter ottenere l’illuminazione, e il cibo è un elemento determinante per raggiungere questo scopo.

Per saperne di più

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La cucina del monaco buddhista di Kakuho Aoe (Antonio Vallardi editore). Kaku è un monaco addetto alla preparazione dei pasti, e con il suo libro ha scelto il cibo come veicolo per diffondere gli insegnamenti buddhisti. Il monaco Kakuho Aoe è laureato in Economia aziendale alla California State University, è monaco buddhista della scuola Jodo Shinshu e cuoco del tempio Ryokusenji di Tokyo. Con l’intento di diffondere la dottrina buddhista attraverso la cultura culinaria, promuove diverse iniziative di grande interesse mediatico: una su tutte, l’evento Kurayami Gohan (Mangiare al buio). Sposato, è padre di tre figli.

(pubblicato su Viversani e Belli, con la consulenza di Simona Vignali, naturopata e nutrizionista)

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