Vaccinazioni, che fare?

Gli esperti italiani in tema di vaccinazioni non hanno dubbi: non bisogna abbassare la guardia! A rinforzare messaggi e lavori scientifici del settore, una recente ricerca del Censis: i risultati hanno messo in luce che l’88% dei genitori italiani dichiara di aver sottoposto i propri figli alle vaccinazioni obbligatorie ma soltanto il 48% a tutte le vaccinazioni raccomandate e rimborsate dal Sistema Sanitario Nazionale per prevenire malattie gravi come la meningite, il cancro da papilloma virus o la polmonite da pneumococco.

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale è fermamente convinta che si debba promuovere e sostenere la cultura delle vaccinazioni. “Le ragioni – spiega il Dott. Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e componente SIPPS – sono molteplici: le giovani coppie di genitori hanno bisogno di informazioni autorevoli per poi decidere in maniera ragionata e consapevole; spesso si dimentica che l’efficacia della prevenzione è inversamente correlata al numero dei casi di una determinata infezione: il fatto che in Italia non si verifichino casi di poliomielite dal 1982 dimostra il successo della campagna vaccinale e deve far riflettere sulla persistenza di questa malattia in Paesi quali Siria, Pakistan e Camerun”. “Alcune infezioni, come morbillo, varicella e rosolia – prosegue il Dott. Salari – vengono ancora ritenute prive di rischi. Anzi, si è convinti che il bambino debba contrarle per sviluppare gli anticorpi, senza considerare le complicanze talvolta mortali. Infine, lo scenario attuale vede in campo alcuni movimenti politici e di opinione che, facendo leva sull’aspetto emotivo ma senza alcun fondamento scientifico, cercano di contrastare le vaccinazioni senza guardare ai Paesi dove alcune malattie mietono ancora parecchie vittime che invece potrebbero essere salvate. Eppure, se fosse disponibile un vaccino contro il virus Ebola, considerata la psicosi in atto, molto probabilmente gli stessi detrattori delle vaccinazioni non esiterebbero a farvi ricorso!”.

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“La vaccinazione – affermano il Prof. Gianni Bona e la Dott.ssa Luciana Nicolosi – è un atto di responsabilità sociale: se la copertura della popolazione arriva a superare il 95%, anche i non vaccinati possono essere considerati protetti”. “Inoltre – conclude la Dott.ssa Caterina Rizzo, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) – Istituto Superiore di Sanità – i vaccini si sono evoluti nel tempo, parallelamente al progresso tecnico-scientifico, e i preparati di oggi sono altamente sicuri: gli eventuali effetti indesiderati, messi sul piatto della bilancia, sono nettamente inferiori ai possibili rischi e alle conseguenze della malattia che si cerca di prevenire”.

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