Al Muse col naso insù

A raccontarci una bellissima avventura oggi è Federica (conoscete il suo blog? è questo qui: Artedappertutto)

Entri al MUSE (Museo della scienza di Trento) e i primi dieci minuti li passi con il naso all’insù. Già da qui capisci che la visita sarà completamente diversa da come te la eri immaginata: nessun lungo corridoio circondato da vetrine piene di animali imbalsamati, nessun percorso prestabilito, bandite anche le lunghe spiegazioni didascaliche lungo le pareti.

La sorprendente architettura del MUSE, infatti, fa già presagire un tipo di visita dove al centro del percorso c’è proprio il visitatore, con la sua curiosità, la sua voglia di sperimentare e di conoscere e le sue connessioni mentali, non sempre rettilinee come un corridoio circondato da reperti.

A tale scopo lo studio di architettura di Renzo Piano ha adottato il concetto “zero gravity”, ovvero animali, oggetti e scheletri sono fissati con dei cavi di acciaio nello spazio vuoto sul quale si affacciano tutti i piani del museo con un effetto scenografico senza pari.

Musedefinitivo

La visita multisensoriale al MUSE può partire dal quarto piano nel quale i visitatori potranno conoscere gli elementi biologici e geologici del paesaggio alpino toccando ghiaccio, muschi e rocce.

Al terzo piano lo svolgersi della vita alpina è documentato con animali tassidermizzati, “congelati” in pose plastiche, ma anche con attività virtuali che invitano il visitatore a scegliere quale animale “diventare”: il visitatore-animale seguirà e piloterà su uno schermo il percorso di una specie volatile e, come in un videogioco, deciderà se proseguire lungo la rotta di volo o planare per nutrirsi, tenendo d’occhio sempre la riserva energetica, con lo scopo di raggiungere il punto di arrivo della rotta migratoria.

E se il pianeta terra fosse come un organismo “vivente” che cambia forma, consistenza e colore nel tempo? Siamo così abituati a vedere il “nostro” pezzettino di pianeta che ci dimentichiamo delle immani evoluzioni che il nostro habitat ha vissuto nel tempo. Le grandi pressioni verificatesi nell’orogenesi alpina hanno portato gli antichi fondali ad innalzarsi sopra il livello del mare per poi ripiegarsi e fratturarsi fino a formare le Alpi. Tutto questo e molto altro si può vedere al secondo piano del MUSE, nel quale sono spiegati i processi geomorfologici che hanno cambiato e continueranno a cambiare il profilo del nostro pianeta.

Per ripercorrere il passato cosa si può immaginare di meglio di una macchina del tempo? Al primo piano del MUSE si può entrare in una struttura che simula una macchina del tempo e ripercorrere a ritroso la storia del genere umano fino ad arrivare a vedere uomini preistorici perfettamente ricostruiti a grandezza naturale con gli utensili delle varie epoche evolutive.

Al piano terra c’è Maxi Ooh! che fa venire voglia a chiunque di avere non più di 5 anni, età per la quale sono stati pensati i percorsi sensoriali senza regole e senza indicazioni per i più piccini che così possono liberamente interagire con tutto ciò che li circonda.

Al piano -1 i dinosauri la fanno da padroni, con scheletri e ricostruzioni a grandezza naturale che accompagnano il visitatore lungo l’arco temporale che ha visto questa specie popolare il nostro pianeta fino all’estinzione di massa, evento catastrofico senza il quale, tuttavia, non si sarebbe aperto il capitolo dell’evoluzione dei mammiferi.

Entrando nella bellissima serra tropicale ci si sente per un attimo spaesati dal contrasto tra l’ambiente caldo e accogliente caratterizzato da una lussureggiante vegetazione e le montagne che si vedono al di là dei vetri.

Nello spirito di partecipazione, sperimentazione e innovazione che caratterizza il MUSE non poteva mancare il fabLab nel quale si possono vedere dal vivo stampanti 3D che creano oggetti, nonché macchine per il taglio vinilico e altri strumenti per la fabbricazione digitale nello spirito della più moderna cultura del “fare”.

“Oltre il Limite” è la bellissima mostra temporanea che accompagnerà i visitatori fino al 2 giugno 2015. In questa sezione scienza, fisica, video interattivi su materia, antimateria e buchi neri invitano i visitatori a sporgersi al di là di quel limite che di solito è dato dal mondo reale che percepiamo quotidianamente. Tutto qui è curiosità e sperimentazione (ad esempio muovendoci possiamo vedere i nostri corpi scomporsi, come se fossero fatti di particelle) ma è anche astrazione e filosofia perché al termine del percorso viene naturale chiedersi chi siamo, da dove veniamo e cosa c’è oltre noi.

Alla fine usciamo dal MUSE perché, anche se ci piacerebbe, non possiamo starci dentro all’infinito: i bambini non hanno quell’aria stanca e l’andatura ciondolante di quando gli facciamo sorbire lunghi percorsi al chiuso. Anzi, non smettono più di parlare di come non immaginavano che l’orso fosse così grosso e di come non gli abbia fatto poi così male la macchina piena di chiodi sulla quale si sono sdraiati come fachiri, per non parlare dei denti e delle zampe degli animali che hanno trovato aprendo quei cassetti pensati proprio per archiviare reperti da toccare, annusare e vedere da vicino.

Forse è questa la chiave di tutto: impariamo meglio quando sperimentiamo le cose in prima persona e da qui si apre la porta per accedere a quella conoscenza più profonda che può portare ad elaborare idee nuove.

MUSE – Museo delle scienze di Trento

Corso del Lavoro e della scienza, 3

Aperto da martedì a venerdì dalle 10 alle 18, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19

*le immagini sono tratte dalla pagina Pinterest del Muse: qui

* L’illustrazione invece è stata realizzata da Federica: la trovate qui

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