Olio di palma, per saperne di più

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È una battaglia senza esclusione di colpi quella contro l’olio di palma. Da parte del Fatto Alimentare soprattutto, che non accetta alcun tentennamento in merito alla pericolosità dell’ingrediente per la salute dell’uomo e dell’ecosistema. L’Aidepi – che è l’associazione delle industrie del dolce e della pasta in Italia – con un documento sul suo sito, sta tentando si riabilitare il ruolo del grasso vegetale, spiegando che si tratta di un ingrediente meno pericoloso di quel che sembra. Eppure, è di questi giorni la notizia che due grandi gruppi dell’industria alimentare – Misura e Gentilini – abbiano preso le distanze dall’olio di palma. Cosi come, sempre in questi giorni, la petizione lanciata da Fatto Alimentare su Change.org ha superato quota 140mila firme. Anche 15 catene di supermercati hanno aderito all’appello e hanno iniziato il processo di riduzione e sostituzione del grasso tropicale: tra gli altri Coop, Esselunga, Carrefour, Iper e Despar.

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Dall’altra parte, l’associazione che riunisce le grandi aziende dolciarie italiane è scesa in campo apertamente per difendere l’olio di palma.

Per fare chiarezza, per Huffington Post ho sentito “le due campane”: da Roberto La Pira, direttore de Il Fatto Alimentare e dal presidente Aidepi

Cinque risposte per capire da che parte stare.

SULLA SALUTE. In che modo l’olio di palma può essere pericoloso per la salute? C’è una quantità limite da rispettare? È facile raggiungerla seguendo un’alimentazione normale? Pensiamo ad esempio al tipo di alimentazione che seguono i bambini con biscotti, merendine o gelati confezionati praticamente tutti i giorni.

Roberto La Pira. L’olio di palma è presente nella stragrande maggioranza dei biscotti, delle merendine, degli snack salati e persino nei biscotti Plasmon per bambini. Basta fare un giro in un qualsiasi supermercato e leggere le etichette per rendersene conto. Le persone adulte, ma soprattutto i giovani ne assumono una quantità esagerata senza saperlo. Secondo l’Aidepi tutto ciò non comporta rischi per la salute perché la quantità giornaliera di grassi saturi presenti nell’olio di palma e ingerita attraverso dolci e prodotti da forno è pari a quella contenuta in due biscotti Macine Mulino Bianco! Qualsiasi genitore che ha visto anche una sola volta il figlio fare colazione, si rende conto di quanto siano assurdi questi dati. Il palma se assunto a piccole dosi non dà problemi, ma la quantità ingerita è decisamente elevata, e questo può comportare ripercussioni sulla salute come dice anche il CraNut (ex Inran) .

SULLA RESA. Perché l’industria alimentare è affezionata all’olio di palma? Non esiterebbero alternative più sostenibili? Oltre al burro per esempio, penso agli altri oli vegetali. Cambierebbero così tanto i prodotti industriali a cui siamo abituati (penso ai gelati, alle creme spalmabili o semplicemente ai biscotti)?

Roberto La Pira. Premesso che il burro e la panna sono gli ingredienti di eccellenza dei prodotti da forno e dei gelati, l’industria alimentare italiana è affezionata al palma perché da un punto di vista chimico è simile al burro e soprattutto perché costa poco. Il grasso tropicale può essere tranquillamente sostituito con olio di mais, girasole, arachide, soia, oliva, burro di cacao. Il Fatto Alimentare ha pubblicato 4 articoli dove elenca 180 biscotti , 40 merendine , 40 creme di nocciole e 80 snack salati e grissini  preparati senza olio di palma. Ci sono aziende come Misura, Alce Nero e Gentilini che hanno deciso di dire addio al palma, e come loro altre aziende stanno portando questo discorso. Tutto ciò per dire che “palma free” non è un sogno.

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SULLA SOSTENIBILITA’.  Ci sono due posizioni contrastanti ed entrambe evidenti. Da una parte in poco più di dieci anni l’Indonesia ha perso più di sei milioni di ettari di foresta (solo per l’olio di palma o anche per altre coltivazioni?); dall’altra, questa coltivazione fornisce sussistenza economica a diversi milioni di persone (17 Paesi nella fascia equatoriale). Vorrei capire come, e se queste posizioni si possano conciliare.

Roberto La Pira. La distruzione delle foreste per vendere legname pregiato prima, e realizzare coltivazioni di palma dopo è un’operazione che provoca irrimediabili danni all’ambiente, agli animali come gli oranghi e alla biodiversità. Si tratta di operazioni economiche che non arricchiscono le popolazioni locali. La distruzione delle foreste purtroppo continua perché la richiesta mondiale di olio aumenta ogni anno e non esistono certificazioni che possano limitare questo scempio. La soluzione è una sola: limitare il consumo del palma utilizzando altri oli. Le aziende che si rifiutano e non propongono linee di prodotti senza il grasso tropicale, dimostrano una scarsa sensibilità verso l’ambiente e non considerano le richieste dei consumatori che si stanno orientando verso prodotti palm free.

 UN PRODOTTO FORNITO DALLA NATURA. Deriva dal frutto della palma da olio, dalla polpa. Quello vergine ha determinate caratteristiche nutrizionali (vitamine, antiossidanti), quello che mangiamo noi le mantiene?

Roberto La Pira. È vero: il palma è utilizzato da centinaia di milioni di persone al mondo perché ha un alto contenuto di vitamine e sostanze antiossidanti, ma questo vale soltanto per l’olio vergine (un liquido rosso utilizzato soprattutto nei paesi produttori, anche nell’ambito di programmi di salute pubblica che puntano a ridurre le carenze di vitamina A). Nei prodotti in vendita al supermercato si usa palma raffinato quasi completamente privo di sostanze benefiche. Si tratta di un grasso di mediocre qualità tanto che non si trova sugli scaffali dei supermercati al contrario del mais, arachide, girasole… Creare una filiera italiana di questi oli per sostituire il palma è possibile, e permetterebbe di ridurre il forte impatto ambientale dell’olio tropicale importato via nave dalla lontanissima Malesia.

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SUL FUTURO. Dire che è tra gli ingredienti più utilizzati al mondo da millenni, può considerarsi una buona ragione per continuare ad assumerlo? Oggi che con le etichette abbiamo, come consumatori, uno strumento in più a disposizione per tutelare la nostra salute, cosa è corretto fare nei confronti dell’olio di palma?

Roberto La Pira. L’olio di palma vergine si usa da millenni a livello locale ed è giusto che nelle zone tropicali si continui così. In Italia è stato “scoperto” da circa 15 anni ed è sempre stato considerato dai nutrizionisti un prodotto mediocre per l’elevata presenza di acidi grassi saturi. Per questo motivo le aziende hanno ne hanno sempre occultato la presenza non riportando l’indicazione sulle etichette pur essendo un ingrediente importantissimo. Adesso che è obbligatorio indicarne la presenza le aziende lo promuovono come un ingrediente di eccellenza! La posizione corretta è limitare l’assunzione dei prodotti con olio di palma. Come? Lo dice il CRa-NUt (ex Inran) mangiando solo due biscotti al giorno (tipo Macine Mulino Bianco). Una buona idea è firmare la nostra petizione online che ha superato140 mila firme e ha convinto 15 catene di supermercati a togliere o ridurre il palma dai loro prodotti.

L’articolo è stato pubblicato da HuffingtonPost Italia

Le foto sono di Pinterest

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