Non aprite quella pappa!

È uno degli argomenti che crea più ansia nei genitori, e poco importa che si tratti del primo del terzo figlio. Perché si ha paura di sbagliare, di scegliere qualcosa che non va bene, o che non piacerà al nostro bambino. Col rischio di perdersi in capricci e sceneggiate. E allora via con i consigli, da famigliari, amici e conoscenti, tanto poi alla fine ci si lancia e si spera in bene. Si va al supermercato e si sceglie in base ai gusti del bambino che sono mediati dai personaggi del momento: gli gnocchi dei minions, i cereali della giungla e i formaggini del topo investigatore. Tutto per evitare capricci e ansie, ma senza soffermarsi a pensare, a guardare bene. Eppure oggi uno strumento in più per uscire dal panico delle pappe c’è. Ed è un vero e proprio manuale di autodifesa per i genitori, ma anche per i bambini. Si chiama “Non aprite quella pappa” ed è scritto da Laura Bruzzaniti, giornalista di Il Salvagente, Left e Liberazione. Ora, per Altreconomia, ha indagato nel mondo del cibo per bambini, il baby food. E non si tratta solo di pappe ma di cibi che alla fine stanno cambiando il modo di mangiare anche degli adulti. Sulla tavola ormai ci sono cereali “arricchiti”, yogurt che hanno poco latte e molto zucchero, formaggini e biscotti sempre più salati. La Bruzzaniti in questo libro ci aiuta a capire, e ci svela che il latte di proseguimento, quello che viene consigliato a partire dall’anno di età del bambino in realtà è inutile. Come hanno già detto enti deputati al controllo dei cibi per bambini e anche l’Oms, ma nonostante questo molti pediatri sostengono ancora sia indispensabile. Anche se è carissimo e anche se la materia prima non è poi così ricca. Come ha scoperto Altroconsumo, il latte di crescita spesso contiene molta acqua e latte – sempre scremato tra l’altro – solo in una percentuale compresa tra il 40 e il 60 per cento. Il resto? Olio di palma, olio di colza, amido di patata, saccarosio, lecitina di soia. Dopo il primo compleanno meglio allora il buon vecchio latte vaccino intero. Poi c’è il formaggino, da sempre considerato cibo per bambini, pur non essendolo: contiene polifosfati, sali di fusione, crema di latte, burro, caseine e albumine, carragenine e gomma xantano. Novanta calorie in un pezzettino di cibo ancora una volta inutile. Per non parlare degli yogurt: quelli per i bambini hanno una lista di ingredienti lunghissima. Spesso sono carichi di zucchero e a volte colorati con un colorante estratto dal guscio di un insetto. Meglio non farsi ingannare dal packaging e puntare su uno yogurt bianco intero, da adulti. Per renderlo appetibile ai bambini, piccoli o grandi che siano, basterà aggiungere un po’ di frutta fresca, in pezzi, schiacciata o grattuggiata. Eppure, anche nel caso delle tanto contestate merendine, basterebbe leggere meglio le etichette. Pio Russo Kraus, responsabile di educazione sanitaria all’Asl di Napoli, intervistato dalla Bruzzaniti spiega: “Il consiglio è controllare innanzitutto due cose: il contenuto dei grassi saturi e la densità calorica, cioè le calorie contenute in 100 grammi di prodotto. Spesso le merendine pubblicizzate come leggere hanno poche calorie a pezzo, ma in realtà sono prodotti molto calorici. Solo vengono vendute in porzioni piccole, che ai bambini non bastano mai”. Poi attenzione alla narrazione del prodotto: nei surgelati ad esempio, quanta materia prima c’è? Di che qualità? Con quali additivi? Prendiamo i bastoncini di pesce: la quantità di pesce presente varia dal 65 al 48 per cento del peso totale. Il resto è la panatura. Peggio i prodotti a base di pollo: qui la percentuale varia dal 20 al 29 sul peso totale. Per non parlare dei corn flakes, ricchi di zuccheri e soprattutto cari vista la lavorazione a cui vengono sottoposti per renderli più accattivanti per i bambini, immaginate le barchette o gli anellini. Infine le tisane per l’infanzia. Avete presente quella al finocchi contro le coliche o la camomilla per farlo addormentare in un attimo? Per prepararle secondo le indicazioni bisogna sciogliere in una tazza di acqua calda due o tre cucchiaini di prodotto. Praticamente l’equivalente di da quattro o sei cucchiaini di zucchero. Meglio allora una meno accattivante bustina di camomilla.

Ma più in generale, la soluzione migliore è quella di imparare insieme ai bambini che cosa vuol dire mangiare cibo sano. Per contrastare il potere della pubblicità occorre lavorare sull’educazione alimentare: non basta però cucinare le verdure, ma bisogna spiegare ai bambini perché fanno bene. E se l’alimentazione non deve essere un’ossessione, allora non deve basarsi sui divieti. È importante allo stesso modo dare delle regole e stabilire le eccezioni. Serviranno a rendere il bambino responsabile delle sue scelte alimentari anche quando sarà grande.

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Pubblicato su Huffington Post, qui

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. ceci ha detto:

    È esattamente quello che penso io sull’alimentazione, mi ha fatto piacere leggere questo articolo!

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