Mamme interrotte, chi sono?

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Si fa molta fatica a leggere Interruzioni di Camilla Ghedini . C’è un peso emotivo che ti schiaccia contro le pagine di questo libro piccolo ma a volte molto aggressivo. Come quando parla lei, quella mamma che ha ucciso il figlio, e oggi è lì a guardarti nei suoi jeans attillati e con le unghie laccate. Cosa è passato nella testa di una madre che ha ucciso? Che ha tolto la vita ad un figlio. Camilla Ghedini, nel suo libro, le dà voce. “Io non mi sono mai sentita in colpa – dice – né allora né oggi, perché quella che uccideva non ero io. Non ero tutta io. Era una parte di me. È morta insieme a lui. Forse ho ammazzato lui e lei insieme”. L’altra parte ora parla, parla di quello che è oggi, di cose le piace, di come si diverte. Sì, si diverte. È una donna che dice di essere ancora una madre. Perché ha partorito e perché quel figlio l’ha cercato, con allegria. Ora però un altro figlio non lo vuole. “Non sono mica pazza – dice – avrei paura, paura di farlo ancora. Può succedere e se succede una volta può succedere anche due”. Come con il suo piccolo di nove mesi appena, che non la lasciava dormire e che la faceva litigare di continuo con il marito. Che l’aveva fatta diventare invisibile.

Giulia invece è invisibile per davvero. La vede solo sua mamma. “Non ci sei ma ti parlo. Non ti tocco più nella pancia. La mia pancia ora è vuota. La stessa di sempre potrebbe dire qualcuno, ma io la accarezzavo, avrei voluto vederla crescere ma invece non è successo. E non succederà”. Perché l’ha cacciata con una pillola, le ha impedito di diventare vera. E ora continua a parlarle. “E adesso non guardarmi con quella faccia arrabbiata. Non stare lì seduta per terra con i gomiti sulle ginocchia a fissarmi in quel modo. Ti ho detto che ti avrei voluta. Ma cosa credi, che la vita senza te sia bella?”.

Io ho un figlio. Poi ne ho un altro a cui non ho sentito battere il cuore, ma l’ho ancora in mente. Ci penso ogni anno a primavera, a quei mesi in cui ero certa saremmo diventati in quattro in famiglia, prima che tutto si interrompesse. Pochi mesi, tre appena. Ma era la seconda volta, ho riconosciuto su di me i primi segni del corpo che si preparava di nuovo a cambiare. Ho immaginato i doppi seggiolini in macchina, i biberon e le posatine colorate nella lavastoviglie. I primi sorrisi, i passi traballanti. Tre mesi sono tanti, in testa, forse non nel corpo. E da lì è stato faticoso lasciarlo andar via. È faticoso a volte pensarci ancora oggi. Per un po’ ho creduto di aver fatto qualcosa di sbagliato: di aver fumato, di aver fatto festa una sera, di aver sollevato qualcosa di pesante. Sono andata da tre ginecologi diversi, nel tempo, per farmi dare qualche colpa. Eppure no. Mi hanno sempre detto la stessa cosa, che capita molto spesso che una gravidanza si interrompa in modo naturale nei primi tre mesi. Mi hanno detto di immaginarla come una selezione naturale. Così “sono stata fortunata”. Il mio corpo ha deciso al posto mio. Forse sarebbe stato un figlio con problemi, forse avrebbe messo in crisi il mio matrimonio. Me lo ripeto a volte, ma a dire il vero non ci credo molto. Anche io, mio malgrado, sono una mamma interrotta.

”Interruzioni” di Camilla Ghedini (Giraldi Editore) esce in libreria il 30 aprile.

Questo post è stato pubblicato su Huffington Post: QUI 

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