Confesso, sono una mamma panda

Bisogna far presto perché la stagione delle mamme panda dura poco. Pochissimo un mesetto scarso ma intenso. Poi basta non le rivedi più per un anno intero. Ora le vedi uscire tutte eleganti nei loro occhiali neri giganti. E io, quando ancora non facevo parte del gruppo, pensavo che fossero solo molto chic. E invece era tutta una tattica. L’occhialone nero non era stile Chanel ma stile mamma panda. Quella che a maggio corre in palestre ai bordi delle città, nei palazzetti o sui campi da gioco per il saggio o l’esame di fine anno. Per non dire alle feste di passaggio, specie alla consegna del diploma dalla materna alle elementari. In questo periodo l’occhialone diventa indispensabile. Perché deve soprattutto nascondere tutte le sbavature di mascara ultra dark ed extra drama: quello che si appiccica alle palpebre e non si leva più. Effetto panda appunto. Ma c’è poco da fare, è tutta colpa del cuore, che in questa stagione regala alle mamme la lacrima facile. Basta guardarsi intorno, non c’è palestra o luogo al chiuso che tenga: alla fine anche la più dura delle mamme si scioglie. Anche solo per un attimo e nel modo più discreto possibile. Io invece proprio non ce la faccio. Non riesco a indossare gli occhialoni neri al chiuso e non riesco a trattenere neppure una lacrima. Ci ho provato più volte e in modi diversi. Ho recitato la formazione della Juve dell’83: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea… ho cantato mentalmente un paio di cori da ultrà del Cuneo pallavolo. Ma niente. Mi basta vedere quel piccoletto che magari fino a un attimo prima mi ha fatto perdere le staffe lì da solo in mezzo agli altri per sentire una stretta al cuore. È più forte di me. Un paio di giorni fa c’è stato l’esame di taekwondo e avevamo litigato fino all’ultimo secondo. Poi è uscito dallo spogliatoio e ho incrociato il suo sguardo. Mi sono detta che non era il momento e ho tenuto duro. Mi sono detta che dai, alla fine ce la potevo fare. Appena sentivo salire la lacrima mi guardavo intorno, studiavo le altre occhialute, mi guardavo le scarpe a punta. Ho detto che no, non potevo fare figuracce. Poi è arrivato il momento della tavoletta di polistirolo. Un calcio netto e l’ha rotta in un colpo solo. L’ho sentito, il suo di cuoricino che si apriva e il petto che si gonfiava d’orgoglio. Mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha alzato il pollice. Ciao, giù lacrime pure sta volta. Che ci vogliamo fare? È la stagione delle mamme panda, ma dura poco.

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