Un gioco da fare con i bambini

È il momento giusto per imparare un nuovo gioco, soprattutto se, come me, pensate che l’anno, in fin dei conti, inizi a settembre e non a gennaio. Il gioco è semplice, l’ho imparato leggendo il libro rosso di Assunta Corbo, un social book: perché andrebbe condiviso, regalato e soprattutto messo in pratica, sarebbe socialmente utile. Ed è quello che sto provando a fare anche qui.

Per iniziare basta un foglio da dividere in due colonne: una conterrà “le cose che ho” e l’altra invece “le cose che non ho”. Ci vuole metodo: una colonna per volta, senza andare avanti indietro. Concentrarsi e riempire gli spazi con cose materiali, sentimenti, progetti, idee e relazioni. Dalla casa al mare, al fidanzato dei tuoi sogni: senza barare, tutto nero su bianco, quello che hai e quello che non hai. Poi servono dieci minuti di pausa, una passeggiata, per liberare la testa. Fino a quando si torna a prendere tutto in mano. Si legge una colonna per volta e si riflette sui pensieri e sulle sensazioni che ne scaturiscono. È un esercizio semplice che però è in grado di aprire la strada a una forza straordinaria: impareremo che controllando la nostra attenzione possiamo scegliere di stare bene. Basta guardare la colonna giusta, focalizzarci su quello che abbiamo. In “Dire, fare … ringraziare” Assunta Corbo  spiega che quando ci fermiamo a fare il punto della situazione della nostra vita, permettiamo alla gratitudine di trasformarci.

E allora a questo punto bisogna essere sinceri fino in fondo: questo non è più un gioco. Uno psicologo americano Robert A. Emmons ha raccolto i più recenti studi sulla gratitudine e sugli effetti che ha sulla nostra vita: benessere fisico e mentale, umore ottimista, nuove attitudini e sane abitudini quotidiane. Oltre alle liste di cui abbiamo parlato, un passo fondamentale è fare attenzione alle parole che usiamo. Gli studi di Masaru Emotu, ricercatore e scienziato giapponese e della scrittrice americana Doreen Virtue dimostrano che scegliendo parole positive, quando parliamo di noi stessi e degli altri, ci avviciniamo a vibrazioni sane, pacifiche e felici. Che portano a una vita migliore. Perché il meccanismo in fondo è semplice: attrai quello su cui focalizzi la tua attenzione. Si chiama proprio così, legge dell’attrazione: il nostro cervello si sintonizza sui nostri pensieri e reputa reale tutto quello che immaginiamo. Così nascono connessioni, notiamo opportunità e ci rendiamo conto di quello che ci circonda.

Bellissimo il suggerimento su come insegnare ai bambini il valore della gratitudine. Che non vuol dire insegnare solo a dire grazie. È piuttosto un esercizio da fare alla sera, insieme, prima di addormentarsi. Una domanda semplice. Proviamo a chiedere ai nostri figli cosa li ha resi felici oggi. Potrà sembrare un gioco, potremmo ricevere risposte buffe. Sarà invece un dono semplice e potente allo stesso tempo: un bambino che vive nella gratitudine sarà un adulto felice.

Questo post è stato pubblicato su Huffington Post: QUI

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