Videogiochi, istruzioni per i bambini

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È molto probabile che con più tempo libero a disposizione, in famiglia, in questi giorni si parli spesso di videogiochi. Soprattutto se in casa ci sono bambini più o meno grandi, è molto probabile che tutto ciò porti a qualche discussione. Così nel tentativo di dare qualche regola, e soprattutto di farla rispettare, mi sono fermata leggere un manuale di Editoriale Scienza scritto da Davide Morosinotto e Samuele Perseo. È un manuale – va specificato subito – destinato non tanto ai genitori, ma soprattutto ai videogiocatori. Per videogiocatori consapevoli, consapevoli delle loro scelte, del modo in cui giocano e della maniera con cui condividono tutto questo con gli altri.

Ho lasciato il libro in giro per casa, e dopo qualche giorno l’ho ritrovato nello zaino di mio figlio, insieme alle cose che porta in spiaggia. Così ho pensato che l’obiettivo degli autori non era così lontano da raggiungere. Intanto per me è stato molto interessante approfondire il discorso, andare oltre al divieto facile: smettila di giocare subito a quei videogiochi. Mi sono fidata degli autori e ho provato a non sbuffare o ad arrabbiarmi subito, ho cercato di guardare meglio, con più attenzione.

Abbiamo fatto subito, come consigliato, un piano d’azione: pensando alle attività di cui non si poteva fare a meno – i compiti? – e al tempo che potevamo dedicare al resto. A quando avevamo voglia di stare insieme ad altre persone e quando invece volevamo stare da soli. Ho pensato che fosse un bel modo per raggiungere una certa autonomia, anche nella gestione del tempo. Poi insieme abbiamo cercato di capire perché certi giochi erano così attraenti. Perché c’erano belle e pronte avventure fuori dall’ordinario, e a disposizione c’erano mondi favolosi e appassionanti in cui mettersi in gioco. Cose che si potevano anche provare nella realtà con un po’ di impegno. Abbiamo riflettuto anche su questo, tanto per trovare qualcosa a cui appassionarsi oltre al videogioco. Costruzioni reali, disegni da replicare, storie da inventare, anche con gli stessi personaggi. Per vivere l’avventura allargando lo sguardo su quello che ci sta intorno. Per fantasticare anche a occhi chiusi. Ci vuole impegno da parte di tutti, certo, ma così i videogiochi non mi sono poi sembrati tanto male.

Secondo gli autori, attraverso i giochi multiplayer si possono anche imparare le regole dello stare insieme: dall’essere gentile, all’essere sportivo, al non offendere. Questo non vuol dire che Morosinotto e Perseo nascondano o sottovalutino anche i pericoli, gli aspetti a cui dovremmo porre sempre più attenzione. Ci spiegano chi sono i cheater, il griefer o il troll: giocatori che non rispettano il fair play e si comportano come bulli. E ci dicono come fare anche per riconoscere le community protette per limitare al massimo i rischi. La regola fondamentale in questo caso è cercare il Peg. L’etichetta Pegi Online garantisce che tutte le comunicazioni tra i giocatori vengano sorvegliate da moderatori, esperti che cancelano contenuti inappropriati e puniscono i responsabili.

Detto questo credo che controllare il tempo che i nostri figli passano con i videogiochi sia indispensabile, ma che anche controllare i giochi che frequentano sia altrettanto importante.

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