Come riconoscere il talento (e valorizzare i nostri figli)

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Se chiediamo a un bambino o a un ragazzo qual è il suo talento, lui, molto probabilmente, ci penserà a lungo e alla fine si dichiarerà dispiaciuto di non averne nemmeno uno. Succede perché spesso si confonde il talento con una dote, ovvero un “dono” che hanno solo in pochi. Come se si trattasse di un superpotere. 

Se invece gli chiedessimo in che cosa riesce meglio, la sua risposta potrebbe portarlo a raccontarci di essere più bravo in italiano oppure in matematica: perché spesso i bambini e i ragazzi sono abituati a riconoscere il proprio valore solo sulla base di ciò che è quantificabile, proprio come capita con i voti scolastici. Ma il voto, in realtà, non racconta ciò che sono i nostri figli. 

“Per riconoscere i nostri ragazzi – dice Francesca Valla, autrice di Libera i talenti del tuo bambino (Sperling&Kupfer) https://www.sperling.it/libri/libera-i-talenti-del-tuo-bambino-francesca-valla  per valorizzarli, come genitori dobbiamo rivolgere loro uno sguardo privo di pregiudizi, idee o proiezioni. Perché l’obiettivo finale, anche nella valorizzazione dei talenti, è quello di far crescere i nostri figli come individui sereni e soddisfatti, in grado di trovare la propria strada e inseguire i propri sogni”.  L’amore che abbiamo nei loro confronti è il motore dei più grandi cambiamenti, per questo tenere lo sguardo allenato su di loro e sui loro bisogni sarà il miglior modo per continuare il percorso ed aggiustare il tiro quando sarà necessario. 

“Sperimentando dieci passi – conclude l’autrice – scopriremo che questo modo di stargli accanto contribuirà a far fiorire la relazione, perché un bambino che si sente ascoltato e capito in tutte le sue sfaccettature è libero di essere se stesso e di amarsi, nel rispetto delle sue risorse e fragilità. Non è forse questo il miglior modo per aiutarli a scoprire davvero chi sono?”.

I dieci passi per riconoscere il talento di tuo figlio

1. Parlami, ti ascolto: l’ascolto attivo 

Ascoltare attivamente non è solo l’atto di prestare attenzione a ciò che il bambino ci sa dire verbalmente, ma anche la capacità di praticare un ascolto comprensivo, empatico e non direttivo. L’obiettivo è riuscire ad aprirsi totalmente a lui, in un dialogo che riesca a comprendere perfino i pensieri e le emozioni che il bambino fa più fatica a esprimere con le parole. Forniamo al bambino un rimando di ciò che ci racconta, senza interpretazioni e giudizi. Così si sentirà più libero di rivelarsi a tutto tondo, anche in quegli aspetti delle sue emozioni e del suo vissuto che inizialmente potrebbe voler schermare, magari proprio per timore di deludere le nostre aspettative. 

2. Parlami, non ti giudico: assenza di giudizio 

È importante non giudicare i nostri figli, altrimenti smetteranno di raccontarsi e di fidarsi di noi. Un atteggiamento giudicante diventa una grande barriera alla comunicazione e alla comprensione. Nostro figlio è una continua scoperta, se ci mettiamo nelle condizioni di conoscerlo veramente, senza farci imprigionare dai nostri giudizi e dai pregiudizi. 

3. Dialogo con te con onestà e sincerità: autenticità 

In questa chiave, per aiutare i bambini a esprimersi appieno e a dare voce a tutti i loro talenti diventa necessario essere autentici e dunque conoscersi, entrare in contatto con i propri sentimenti e le proprie emozioni, prima ancora che con quelli che il bambino manifesterà. Solo quando il genitore è consapevole e davvero presente nel «qui e ora» può diventare autentico nei confronti del figlio e aiutarlo a riflettere su ciò che sente. 

4. Accolgo ciò che mi racconti: accettazione positiva incondizionata 

È il riconoscimento del bambino in quanto individuo unico e speciale, con i suoi pensieri, le sue emozioni e sentimenti, la sua capacità di decidere e agire, verso cui il genitore o l’insegnante può avere un atteggiamento affettivo di fiducia e valorizzazione privo di qualsiasi valutazione o giudizio. In questo modo favoriamo un cambiamento che non è fondato sulla necessità di ottenere la nostra approvazione, ma solo sulla spinta a evolversi sempre di più nella sua crescita. 

5. Sento ciò che provi: empatia 

Si tratta della preziosa capacità che consente di entrare nel mondo di un bambino sintonizzandosi con i cambiamenti emotivi che, momento per momento, avvengono in lui (paura, rabbia, tenerezza, confusione eccetera). Ricordiamoci che in questo processo non bisogna sforzarsi sempre di portare allo scoperto i sentimenti di cui il bambino non si rende conto del tutto, poiché questo disvelamento potrebbe essere sentito come minaccioso e creare dei blocchi nella sua espressione. L’empatia ci consente di creare un campo di vicinanza comprensiva che fa sentire al bambino la nostra presenza nella sofferenza e nella gioia, condividendo con lui le sue emozioni. 

6. Avrò cura di te: rispetto e accudimento 

Affinché il talento che accompagna ogni bambino trovi lo spazio per manifestarsi in pieno, è importante che il genitore dia rispetto e riconosca valore a tutto ciò che il figlio esprimerà: i suoi pensieri, i suoi interessi, le sue emozioni e soprattutto i suoi sogni. Prendersi cura è un atto d’amore che è in grado di rivoluzionare positivamente ogni relazione, perché il bambino sente che può essere se stesso, con le sue risorse e le sue fragilità, e che può sempre contare sull’aiuto e la comprensione del genitore. 

7. Mi fido di te: fiducia 

Creare in famiglia un clima tranquillo e fiducioso diventa indispensabile per favorire la crescita armoniosa del bambino, entrando in empatia con lui e dandogli la libertà adeguata alla sua età e al contesto in cui vive, senza però perdere di vista il proprio ruolo educativo. La fiducia contiene e rassicura, affida e lascia spazio, controlla e restituisce, chiede conto e valuta; non giudica, non svaluta, non inibisce. 

8. Non sei solo: accompagnamento 

Ogni genitore cerca di accompagnare i propri figli verso la risoluzione delle loro difficoltà e dei loro momenti di fragilità, ma questo non significa che debba essere direttivo e indicare quello che il bambino deve o non deve fare. Dare in mano una bussola non significa indicare una direzione già prestabilita, ma assicurare presenza e sostegno mentre i figli, crescendo, imparano a decifrare il mondo e capire come ci si può muovere per orientarsi nel migliore dei modi e compiere il proprio percorso con il giusto grado di autonomia. 

9. Non dimentico com’ero alla tua età: dimensione bambina 

Nell’accompagnare i nostri figli alla scoperta della vita, noi genitori inevitabilmente dobbiamo tornare alle emozioni che abbiamo provato quando avevamo la loro età e lasciare spazio al bambino che abita in noi. Ritornare nella propria dimensione bambina può aiutarci a capire un po’ di più quali sono stati i passaggi decisivi che ci rendono il genitore che siamo, e se necessario riflettere e lavorare su questi punti di fragilità per cercare di essere degli adulti sempre più risolti ed efficaci. 

10. Comprendo le tue emozioni: rimando al sentimento 

Riflettere, come uno specchio, le emozioni di nostro figlio rappresenta una delle abilità fondamentali di noi genitori: permette al bambino di sentirsi riconosciuto nella sua parte più vitale e umana e al contempo più magmatica e vulnerabile. I risultati e i riconoscimenti che troverà nel mondo non sono il nostro obiettivo; ciò che a noi sta a cuore è sentirlo e viverlo come persona «felice» di sé e di ciò che sta diventando. 

 

Articolo pubblicato su Huffington Post Italia qui: https://www.huffingtonpost.it/entry/10-passi-per-riconoscere-il-talento-di-tuo-figlio_it_5cf634e7e4b0e8085e400c80 

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